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Stampanti e inchiostri wide format: così il tessile si veste di digitale!

30/10/2007
Italia, Italia Publishers

Un po' di storia... - Textile history...
Dagli inizi degli anni ‘90, quando vennero presentati i primi plotter ink-jet con tecnologia sublimatica transfer, poco diffusi in Italia e per lo più dedicati alla produzione di bandiere di bassissima qualità, la comunicazione visiva si è lentamente avvicinata all'universo tessile. Ciò che oggi definiamo “digital textile” è quindi il risultato di un lungo processo evolutivo, accelerato dalla crescita esplosiva delle tecnologie ink-jet e delle testine di stampa piezoelettriche: autentiche protagoniste dei reparti di stampa in tutte le aree della comunicazione stampata, dal display graphics alla serigrafia, per arrivare alla cartotecnica e ai più disparati settori industriali. Di modello in modello, prima uno sparuto gruppo di piccoli produttori e poi gli stessi leader dell'industria hanno sviluppato stampanti sempre più veloci, produttive e affidabili che, forti dell'introduzione di sistemi di trascinamento e riscaldamento del tessuto, controller digitali, software di calibrazione combinati a inchiostri dedicati, hanno favorito l'autentica rivoluzione digitale del tessuto stampato. Le industrie tessili, infatti, per molti anni sono rimaste alla finestra, in attesa di soluzioni digitali realmente solide e affidabili, cui affidare i propri enormi volumi di stampa, salvo poi adottare la stampa ink-jet quale unica via possibile per reagire ai profondi mutamenti del mercato. Complici di questo avvicinamento, infatti, sono il drastico abbassamento delle tirature, la crescente necessità di produrre piccole campionature o tessuti personalizzati e l'evidente impotenza della serigrafia di fronte a sfide tanto impegnative. Certamente la serigrafia, almeno in termini di produttività, resta ancora oggi inarrivabile, ma l'ink-jet, dal canto suo, fa della flessibilità e della completa digitalizzazione del workflow produttivo le proprie armi vincenti. Comunicazione visiva e industria tessile: due pianeti diversi ma sempre più vicini, che ricercano e trovano nell'ink-jet gli strumenti giusti per differenziare o allargare la propria offerta.

Tutto iniziò dal “transfer” - Everything starts from "transfer"
La stampa sublimatica su supporti transfer resta ancora oggi la più diffusa, grazie soprattutto alle infinite possiblità applicative e al semplice processo di produzione, che è né più né meno quello adottato per imprimere il nome sulle t-shirt personalizzate nei luoghi di villeggiatura. Tecnicamente, la stampa transfer si avvale di quattro elementi essenziali: una stampante ink-jet, una carta transfer speciale rivestita, gli inchiostri sublimatici e una calandra termica con cilindri riscaldabili (o analoga pressa piana) per il trasferimento dell'inchiostro dal supporto cartaceo al tessuto. Questi quattro elementi sono oggi alla portata di qualsiasi service di stampa digitale o serigrafia, ma anche del neofita che, senza grandi investimenti e senza un bagaglio culturale tessile o digitale di base, vuole lanciarsi nella produzione di bandiere, gonfaloni, magliette e abbigliamento promozionale. Una volta affermata e diffusa la tecnica sublimatica transfer, al pari di un sasso che nella pozza d'acqua origina un numero indefinito di anelli concentrici, la medesima tecnologia ink-jet è stata il trampolino di lancio per la produzione dei primi plotter dedicati alla prototipazione e alla stampa digitale tessile on-demand, al punto che il digital textile è oggi un mercato a tutti gli effetti, che vede ingenti investimenti dei principali produttori di stampanti, inchiostri, software e materiali.

Plotter dedicato o... - Industrial printing plotter or...
Intuite le potenzialità del digital textile, produttori di fama mondiale come Epson, DuPont e Konica Minolta, ma anche aziende specializzate nei macchinari serigrafici come Reggiani Macchine e Fratelli Robustelli, si sono rimboccati le maniche avviando la progettazione e la produzione di stampanti ink-jet specifiche per il tessuto. Non parliamo di semplici plotterini, ma di soluzioni che, al fine di ottenere risultati comparabili alla serigrafia, vengono installate in ambienti condizionati e disposte in linea con sistemi di pre e post-trattamento del tessuto. Esempi degli sforzi profusi in questa direzione sono la stampante DuPont Artistri 2020, la Nassenger V di Konica Minolta, o ancora l'ormai nota MonnaLisa dei Fratelli Robustelli, ingegnerizzata su un engine piezo di Epson. Più coraggioso e dalle enormi potenzialità, ancora in parte inespresse, è invece l'imponente sistema Dream, realizzato da Reggiani Macchine su base tecnologica Aprion (ora HP Scitex) adattato al media tessile. Si tratta di stampanti che, grazie ad inchiostri digitali dedicati oppure di derivazione serigrafica riadattati alla stampa ink-jet, si rivolgono espressamente alle stamperie tessili, spaziando dall'alta moda al fashion, fino all'arredamento. Questi prodotti, oggi alla base di reparti produttivi autonomi, inizialmente vedono la luce come integrazione ai reparti stampa serigrafici, per produrre piccole campionature, variantature e tessuti personalizzati. Quasi tutti, oggi, sono giunti alla seconda generazione, con aziende come Konica Minolta e DuPont che già strizzano l'occhio alla comunicazione visiva. Stiamo parlando di soluzioni la cui produttività può spaziare dalle poche decine di metri quadri ora per le soluzioni più compatte, fino ai 190 m2/ora di una Reggiani Dream, con risoluzioni che vanno dai 320 dpi fino ad un massimo di 600, 720 dpi e oltre. Altrettanto elevate sono le performance sul fronte dell'autonomia produttiva, garantita da sistemi di alimentazione degli inchiostri ad alta capacità (spesso fino a svariati litri per singolo colore), al fine di garantire risultati regolari e affidabilità sulle lunghe tirature. Diversi l'uno dall'altro gli approcci dei produttori, con una DuPont impegnata a proporre un pacchetto completo di tecnologia e consumabile sia in ambito tessile che nella comunicazione visiva, mentre Konica Minolta distribuisce in Italia le proprie soluzioni attraverso l'esperienza tessile di Verga IT. Diversa l'esperienza di Reggiani Macchine e di Fratelli Robustelli: mentre quest'ultimo sviluppa una stampante con teste Epson, la stessa multinazionale nipponica affida lo sviluppo e il marketing degli inchiostri Genesta (dedicati a MonnaLisa) al proprio partner For.Tex. Da parte sua, invece, Reggiani Macchine propone il sistema Dream all'interno di un pacchetto textile-oriented che include le teste Aprion e gli inchiostri Ciba e Huntsman, decisamente più noti al mondo tessile.

...wide format “modificato”? - ...modded wide format?
Parallelamente allo sviluppo di stampanti dedicate, altri player già affermati nel mondo della comunicazione visiva - Mimaki in primis, ma anche Roland, Mutoh e altri - hanno creduto fortemente nella possibilità di integrare nella propria gamma stampanti equipaggiate con inchiostri sublimatici o di derivazione tessile. E' un processo evolutivo, quello che porta dal sublimatico al plotter tessile e al tessuto come media per la comunicazione visiva, che attrae molteplici produttori, tutti pronti a cogliere le opportunità di un mercato ancora ricco e promettente. La famiglia di plotter TX Mimaki, giunta alla sua terza generazione, è per esempio una sintesi della trasversalità applicativa dell'ink-jet: apprezzatissima dalle serigrafie di alta moda, è amata e adottata anche dai service che fanno bandiere e gonfaloni per la comunicazione visiva. Altri esempi emblematici sono i prodotti della coreana D.Gen, realizzati su base Roland, che si contraddistinguono per la capacità di sublimare direttamente l'inchiostro sul tessuto, eliminando carta transfer e calandra in un solo colpo, con i relativi costi di gestione: stampanti che, seppur limitate nella produttività, consentono di riprodurre immagini e testi ad altissima risoluzione (fino a 1440 dpi) su moltissimi tipi di tessuto. Allo stesso modo stampanti come Mimaki JV5 o Roland Sol-Jet, progettate principalmente per la stampa a solvente su vinile, si sono dimostrate piattaforme eccezionali e pronte per essere trasformate in plotter per il digital textile. Alcuni produttori di tecnologie tessili industriali come La Meccanica, Colorprint/Makki, MS, ATP Color, Aleph e Almiotek, hanno infatti unito piattaforme ink-jet standard al proprio know-how e ad innovativi brevetti, modificando in tutto e per tutto queste stampanti di grande formato attraverso componenti dedicate alla stampa su tessuto. Quali? L'elenco è lungo, ma tanto perché vi facciate un'idea, in un reparto di stampa tessile che si rispetti non mancano sistemi di alimentazione, tappeti di trascinamento e tensionamento, cilindri ballerini, sistemi di inchiostrazione dedicati, forni IR o sistemi di ventilazione forzata e gruppi di finishing in uscita. Insomma, sia che vogliate stampare una bandiera in sublimatico o stiate pensando di produrre i tessuti per un abito firmato di alta moda, avrete a disposizione un gruppo di produttori davvero vasto. A voi la scelta!

Anche l'inchiostro si adatta al tessile! - Ink suites textile!
Se il plotter cambia forma e accessori per accettare bobine di morbido cotone o poliestere, anche i classici inchiostri a base acqua, olio, solvente, sublimatico o UV-curable per la stampa digitale di grande formato, cedono il passo o sono affiancati da inchiostri specifici di derivazione tessile. Ci riferiamo a quelli che vengono definiti inchiostri acidi, dispersi o reattivi, oggi compatibili con le testine di stampa ink-jet. A contendersi la piazza nella produzione, anche in questo caso, player del calibro di Kiian, Almiotek, J-Teck3, Lamberti, Reinol e altri. I produttori più vicini al mondo tessile, ovviamente, sono partiti dallo sviluppo di inchiostri acidi per spostare poi la loro attenzione sui reattivi, mentre i leader della comunicazione visiva hanno seguito il procedimento inverso. Va segnalato che proprio due produttori italiani, le ormai note Kiian e J-Teck 3, sono oggi i player di riferimento e più all'avanguardia nella produzione di inks digitali per la comunicazione visiva e la stampa tessile digitale industriale.

Ink sublimatico, per iniziare... - Start with dye-sublimation inks...
Il consumabile che, come abbiamo visto, dà origine al fenomeno del digital textile è senza dubbio l'inchiostro sublimatico. Questo tipo di colorante, una volta stampato su carta di tipo transfer con un plotter ink-jet, può essere sublimato su qualsiasi tipo di tessuto attraverso apposite calandre o presse piane (di cui Monti Antonio è costruttore leader di mercato). Una volta avviato il trasferimento, l'inchiostro penetra nel tessuto grazie alla variazione di temperatura e pressione, fissandosi in modo durevole. L'elevata brillantezza, unita a una qualità che non è tuttavia eccezionale, rende gli inchiostri sublimatici perfetti per applicazioni quali bandiere, abbigliamento promozionale e sportivo o oggettistica in tessuto.

...poi il “trio” acido, disperso e reattivo - ...than acid, disperse and reactive dye inks follow
Parliamo di tessuto ed è inevitabile che alla sublimazione si affianchino i tre inchiostri storici del settore tessile: gli acidi, i dispersi e i reattivi. Questi si differenziano l'uno dall'altro per la loro conformazione chimica e la compatibilità con tessuti differenti: alcuni possono essere utilizzati senza problemi su tessuti in materiale sintetico o misto, mentre altri si comportano meglio su fibre di tipo naturale. Gli inchiostri acidi (o Acid dye ink) dispongono di un veicolo in formula acida che si lega a contatto col tessuto; sono indicati per la produzione su seta, nylon e lycra e sono ideali per la stampa e la personalizzazione di bandiere e accessori in tessuto, abbigliamento sportivo, costumi da bagno e intimo. Un esempio di questa tipologia di prodotti è J-Acid, l'innovativo inchiostro ink-jet acido di cui parliamo dettagliatamente a pagina 74. Gli inchiostri tessili dispersi (o Disperse dye ink) possono essere utilizzati con successo sul poliestere, a sua volta utilizzato per la produzione di abiti e indumenti in materiale anallergico. Sono anche indicati per la stampa di tessuti per l'arredamento e altri prodotti tessili industriali che richiedono elevata resistenza nel tempo allo sfregamento, ai raggi solari e ai lavaggi. Sono infatti molto apprezzati per la stampa di rivestimenti per il settore dei trasporti, comprese la nautica e l'aeronautica. Questa volta, per par-condicio, l'esempio ci viene da Kiian, che ha recentemente completato la propria linea di inchiostri digitali tessili con i nuovi Digistar DYS per applicazioni tessili industriali critiche. Gli inchiostri dispersi contengono il colorante dissolto in soluzione acquosa e vengono fissati al tessuto attraverso appositi macchinari per il post-stampa. Infine parliamo degli inchiostri di tipo reattivo (o Reactive dye ink) studiati per la stampa su cotone o elementi con fibra in cellulosa. Gli inchiostri reattivi sono molto indicati per la stampa di tessuti per l'arredamento di interni. Esiste infine una quarta tipologia di colorante: gli inchiostri pigmentati tessili, o Pigmented inks. Molto versatili e utilizzati su un'ampia gamma di tessuti, specie il cotone, non richiedono calandre di finissaggio o forni di cottura. Il panorama è più che mai ampio e, nei prossimi mesi, riserverà certamente altre sorprese. Ma ora, nelle poche pagine che seguono, date un'occhiata più da vicino alle soluzioni di alcuni importanti vendor del settore.

 
 

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